Metodologia qualitativa è un portale dedicato a iniziative ed eventi di interesse per esperti e cultori dell’approccio qualitativo nella ricerca sociale.
Nasce per iniziativa della sociologa Maria Immacolata Macioti, nota in Italia e all’estero per i suoi studi su fenomeni religiosi, processi migratori, marginalità sociale, condotti sempre privilegiando un metodologia di ricerca di tipo qualitativo.
Ernesto Nathan, sindaco di Roma
La storia siamo noi ripercorre la vita e l'opera di Nathan: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=881
Ne parlano, tra gli altri, Anna Maria Isastia e Maria Immacolara Macioti, che ha studiato Ernesto Nathan anche mediate interviste ai nipoti ancora in vita e l'acquisizione di materiale fotografico.
Storie dominicane. Uno studio qualitativo della prostituzione minorile in contesti di turismo sessualeMara Clemente, Storie dominicane. Uno studio qualitativo della prostituzione minorile in contesti di turismo sessuale, Roma, Nuova Cultura, 2011 Mi sembra che questo libro sia da leggere per più ragioni: la prima è il tipo di argomento trattato. Oggi infatti si è piuttosto avvertiti circa l’esistenza del “turismo sessuale”, un fenomeno in crescita negli ultimi anni, in relazione ai territori interessati. Un tema scomodo, poco trattato però a livello scientifico, su cui si preferisce piuttosto far calare il velo del silenzio. O, al più, si hanno interventi moralizzanti, di biasimo sociale, ma senza che si abbiano a monte tentativi seri di comprendere razionalmente le motivazioni, le concause di questo fenomeno. Tanto più poi se si tratta di minori: ma le riprovazioni rischiano di rimanere sterili, di lasciare la situazione così come era poiché il conclamato biasimo pubblico non è di regola preceduto da analisi adeguate, dalla conoscenza del fenomeno. Un biasimo quindi che resta a livello verbale o scritto ma che raramente si traduce in azioni consapevoli. Un allarme sociale che non riesce a determinare reali inversioni di rotta.
Il turismo sessuale, assieme alla tratta, è anche uno dei due discorsi all’interno dei quali è “oscurata” la prostituzione minorile. È innanzitutto su questa “scatola nera” che si sofferma l’attenzione di Mara Clemente, che cerca di comprendere intellettualmente il fenomeno nelle sue ombre ma anche nelle sue luci, rigettandone la narrazione che vorrebbe fosse una realtà univoca, omogenea, tutta da biasimare. Tutta da interpretare con categorie schematiche di stampo moralistico, per cui il cliente è il cattivo sfruttatore, chi offre prestazioni sessuali è la vittima. Laddove invece, spiega l’Autrice, possono esservi molte diverse situazioni: e si richiama ai pochi studi esistenti in merito, tratteggiando una pluralità di possibili scenari.
Il profitto ad esempio può assumere diverse forme. Può esservi uno scambio per cui il turista si vede come una persona coinvolta in una genuina e reciproca relazione amicale o amorosa; la ragazza può auto percepirsi come una donna che intrattiene rapporti occasionali o continuativi che l’aiutano nelle necessità sue o della sua famiglia. Specie poi se il rapporto dovesse prolungarsi nel tempo, magari attraverso più viaggi. Ancora, spiega la Clemente, il compenso può essere in denaro ma può assumere anche altre forme: un biglietto aereo, ad esempio. Un passaporto. Magari, a lungo andare, un matrimonio. Ed ecco che il rapporto cambia: non più quello di cliente sfruttatore/vittima sfruttata, ma quello di damigella in difficoltà/salvatore. Compenso e tempo sono quindi due delle possibili categorie interpretative, dei concetti che potrebbero essere utilmente utilizzati per studi su argomenti “delicati” quale la prostituzione minorile. Ricordo molti viaggi di tanti anni fa verso alcuni paesi dell’URSS quali la Polonia, la Moldavia, la Romania, l’Ucraina. Andavo con alcuni colleghi, uomini e donne, per scambi universitari. Per confronti con i docenti, per lezioni e conferenze. Più volte, all’epoca, noi donne italiane siamo rimaste colpite dal comportamento (dai comportamenti) delle donne del posto, che si facevano avanti, chiedendo agli uomini attenzione, disponibilità, aiuti economici. Magari, un passaporto. Qualsiasi mezzo sembrava utile, all’epoca, ad alcune di loro, per lasciare un paese dove non c’era un futuro, dove si sopravviveva a stento. Non di rado qualcuna di loro bussava alla porta delle camere dei colleghi, la sera tardi. Un comportamento riprovevole? Noi donne italiane presenti non eravamo nella stessa condizione. Difficile dire come ci saremmo comportate in quelle strettezze, in quelle circostanze, per aprirci nuovi orizzonti, dare maggiori possibilità a noi stesse e ai nostri figli. Cosa avremmo fatto di fronte alla dura necessità. Il moralismo non sempre aiuta la comprensione delle circostanze delle necessità.
Necessità: e questo rinvia a una seconda osservazione. Meritoriamente, il tema viene trattato nel proprio contesto, calato cioè nella specifica realtà della Repubblica Dominicana. In cui le donne sono più facilmente a rischio di povertà rispetto agli uomini. In cui hanno minori diritti rispetto agli uomini. Hanno invece maggiori responsabilità nei confronti della famiglia.
Ma un ulteriore aspetto mi sembra davvero interessante ed è quello della condivisione dell’itinerario della ricerca, dalle prime letture e dai primi contatti con alcuni funzionari e esperti dell’ UTC-DGCS del Ministero degli Affari Esteri fino alla discesa sul campo vera e propria. Un’esigenza metodologica, questa che vuole che si esplicitino i propri presupposti culturali e poi il percorso metodologico, spesso richiamata ma cui non sempre viene data pienamente risposta. In questo caso invece è possibile seguire il percorso culturale e pratico dell’Autrice fin da prima della scelta del tema, fino agli esiti della ricerca, che vanno nel senso di un riconoscimento sì dei danni individuali e sociali possibili, ma anche del riconoscimento di un possibile ruolo di risorsa individuale e lavoro in relazione al fenomeno preso in esame.
Proprio la ricerca sul campo, la frequentazione dei luoghi di scambio sessuale, l’accettazione da parte di persone in vario modo coinvolte (c’è spesso sovrapposizione, spiega, di offerta e di domanda di sesso) le ha consentito di comprendere che, tra i soggetti interessati, sfruttamento e abuso sono attribuiti di regola piuttosto alla polizia, a soggetti che in teoria dovrebbero essere di tutela: e non sempre lo sono, come risulta ampiamente dai resoconti diaristici presenti nel lavoro. Che si avvale di più strumenti: dall’osservazione scientifica alle interviste in profondità (un questionario standardizzato ci avrebbe portato al più alla superficie della problematica) al diario giornaliero e alla fotografia. Le interviste poi si dividono tra quelle registrate e quelle videoregistrate: un risultato notevole, che attesta il clima di confidenza e fiducia stabilitosi tra la ricercatrice e i vari interlocutori, a partire dai ragazzi o ragazze implicati nella prostituzione.
Tutto il lavoro denota la volontà di evitare giudizi di tipo etico, rispetto verso le persone. L’Autrice spiega infatti che nell’iter della ricerca si è più volte posta interrogativi circa la liceità, circa l’opportunità di far rivivere eventuali esperienze dolorose circa l’offerta di sesso a coloro che le avevano accordato la propria fiducia. E parla di una ricerca che l’ha molto provata, di costi emotivi, determinati anche dagli iniziali preconcetti nei suoi confronti: una giovane donna bianca dai costumi integerrimi. Suora, forse? O lesbica? Comunque, una bianca, una investigadora: quindi, ricca. A cui ricorrere per prestiti, per interventi straordinari. Per emergenze: una comunicazione quindi difficile, in cui l’osservatore diviene oggetto di osservazione. In un processo che ha dato buoni frutti proprio grazie all’atteggiamento, alla metodologia cui ha fatto ricorso Mara Clemente, alle sue capacità di accettare il confronto, di mettersi in gioco. Restando sempre nel campo della metodologia vorrei ancora brevemente soffermarmi sullo spazio dato in questo testo (e, precedentemente, nella ricerca) viene meritoriamente dato a quella che lo psicologo sociale Giuseppe Mantovani ha chiamato “la filosofia della trascrizione”. Operazione delicata, assunta in proprio dall’Autrice che ha voluto rispettare il parlato pur nella piena consapevolezza che la registrazione non vada trattata come una sorta di feticcio davanti al quale ci si può solo inchinare rispettosamente. Pur sapendo che anche la video registrazione, apparentemente più interessante della sola registrazione perché sembra mantenere il contesto, risponde comunque a scelte di prospettive di ripresa fatte a priori dal ricercatore.
Dal puntuale esame del turismo dominicano e dalla ricerca specifica sulla prostituzione minorile emergono risultati talora sconfortanti: emergono potenzialità e ombre, poiché si parla di deforestazione e sfruttamento intensivo del litorale domenicano, di danni alla barriera corallina, di forte incremento della delinquenza. Di investimenti a caro prezzo per la rigenerazione delle spiagge e per il risanamento ambientale. Di debole autostima, di fragilità delle relazioni nelle famiglie delle più giovani protagoniste, di solitudine e isolamento. Ma anche di speranze di fuoruscita, di sguardi rivolti altrove. Perché, secondo l’Autrice, quello della prostituzione può essere un «progetto di sperimentazione e gioco, determinazione e intraprendenza. Un progetto maturato nell’ambito di un contesto di vincoli e restrizioni ma anche di ambizioni e aspirazioni al miglioramento». Da tenere quindi ben presente un avvertimento finale sull’importanza di evitare giudizi affrettati e problematici, sulla rilevanza, per una più approfondita comprensione intellettuale del fenomeno, di una attenta scelta anche delle espressioni linguistiche utilizzate nella comunicazione.
Insomma, una ricerca interessante, un libro da leggere e su cui riflettere.
Maria Immacolata Macioti (estratto dall'Introduzione)
Viaggio verso le migrazioni. Da Salina a S. Giovanni in FioreViaggio verso le migrazioni.
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